Il tema natale per un dialogo terapeutico. Di Massimo Fornicoli.

«Lo Zodiaco è il test di Rorschach dell’umanità bambina», sentenziava Gaston Bachelard in Psicanalisi dell’Aria, sottolineando l’origine proiettiva delle figure dei segni zodiacali. Anche Freud condivide con Otto Rank l’idea che i miti siano stati proiettati in cielo dopo essere sorti altrove in condizioni puramente umane. 


Accettando questa premessa, per comprendere l’uomo nella sua totalità, il sentiero che ci indica l’astrologia è quasi una “via regia” come quella dei sogni. Anch’essi si esprimono attraverso simboli propri che racchiudono con particolare efficacia la capacità di mediare tra l’inconscio e la coscienza. Sempre Freud nell’analizzare il motivo dei tre scrigni d’oro, d’argento e di piombo nel Mercante di Venezia di Shakespeare, opera dapprima una conversione planetaria e poi una traduzione simbolica, dicendo: “ D’un colpo, proprio come accade solo nelle fiabe, siamo riusciti a spogliare il nostro soggetto del suo “paludamento astrale” e vediamo ora che esso tratta un motivo umano…”

È chiaro che qui io parlo dell’uso che ne può fare uno psicologo e come sia diverso da quello di un astrologo. 

Nella psicoterapia come in qualsiasi contatto umano la comunicazione va molto al di là delle parole. Allo stesso modo, quando si esamina una vita attraverso il tema natale si storicizzano gli eventi mettendoli in stretta correlazione “sincronica” con certi aspetti e passaggi planetari, e dopo i primi scambi di parole la comunicazione interpersonale diventa oltremodo significativa. Talvolta si osserva come il soggetto riesca a prendere coscienza e perfino arrivare a una comprensione profonda del significato implicito della simbologie racchiuse nel proprio tema. E’ per questo che occorre evitare le interpretazioni troppo affrettate, che ostacolano l’individuazione dei veri significati facendo prevalere nozioni preconcette : tanto più che spesso in questi casi l’altro dà il suo assenso per compiacere l'astrologo, che utilizza uno strumento ritenuto pseudo-magico verso il quale prova una certa soggezione. Dobbiamo ricordare che ciò che andiamo esplicitando, come avviene nella lettura di un test, è un complesso di fantasie, atteggiamenti e comportamenti ecc. spesso del tutto ignorati dalla coscienza del soggetto. In simili casi una rivelazione troppo netta può non favorire il riconoscimento. Occorre che entrambe le parti si sentano libere di fare domande per arrivare a una maggiore chiarezza, e alla fine il vero significato emergerà con evidenza. Mi è difficile tenere distinto lo psicologo dall’astrologo in questa prima fase di decodificazione. Auspico invece che l'astrologo prenda esempio dal terapeuta nella stesura di un’anamnesi, evitando di usare termini specialistici e ponendosi rispetto al tema natale nella stessa posizione di attenzione e di interessamento di un archeologo di fronte a un reperto, lasciando parlare l’altro e dedicando la massima attenzione al linguaggio, come in un dialogo socratico. 

Anche se l’astrologo non è chiamato a fare terapia, non può misconoscere che l’incontro dovrà essere di sostegno al soggetto, che in qualche modo sta tentando di conoscersi e cerca di sapere quale orientamento avere per le proprie decisioni future. E’ chiaro che questa consultazione lascerà nella psiche a dir poco delle suggestioni, e quindi opto perché poggi il più possibile sull’onestà dello studioso di astrologia, che nella comunicazione dovrà attenersi alla concretezza delle sue deduzioni ed evitare ipotesi ardite che sconfinino nell’immaginario. 

Il tema natale si compone di una serie di raffigurazioni simboliche. I simboli astrologici hanno assunto nei millenni il consensus gentium, e come dice Jung «...il simbolo rappresenta una formulazione di un aspetto essenziale dell’inconscio, e quanto più universalmente diffuso, maggiore è la sua efficacia, giacché fa vibrare una corda affine in ciascuno». E qui è bene chiarire il significato del termine “simbolo” dal greco symbàllein che vuol dire “mettere insieme”; in origine presso gli antichi greci designava una moneta spezzata in due parti asimmetriche che due amici amavano dividersi e conservare, in modo da poter riconoscersi, magari dopo anni, proprio facendole combaciare. Il simbolo veniva così ricostituito. Ora i simboli astrologici possono aiutarci a percorrere proprio questo cammino, a riappropriarci, attraverso le configurazioni che delineano un oroscopo personale, di quelle parti di noi stessi che ignoriamo più o meno volutamente. La relazione di aiuto che nasce tra un astrologo e il consultante dopo le prime descrizioni della personalità in senso generale si fa sempre più profonda, l’analisi diventa più mirata e feconda, diviene chiaro come i pianeti con i loro cicli possano essere intesi come vere e proprie forze interne, come diceva ancora Jung: “ sono gli Dei dentro di noi.” 

Il tema natale facilita il dialogo e permette innanzitutto l'incontro terapeutico che è come un’iniziazione, per dirla con Hilde Bruch. L’astrologo a mio parere, deve conoscere la psicologia del profondo per poter offrire un buon servizio, per poter mantenere il distacco necessario che garantisca l’obiettività del consulto, proprio perché ha in mano uno strumento preziosissimo che funge da catalizzatore tra lui e il consultante. Parlare dell’aggressività al cliente sarà più facile se la si collega ad un Marte in Ariete molto stimolato, si avrà una minore resistenza. Questo approccio esclude in parte la colpevolizzazione di questa spinta dinamica da parte del soggetto, senza tuttavia deresponsabilizzarlo, che ne può prendere coscienza, e trovare il modo per poterla canalizzare. Vi posso assicurare, diceva Bernhard, come nella pratica della psicoterapia conoscere il tema natale del paziente, non subito, ma dopo alcune sedute, possa giovare enormemente. Si assume un atteggiamento di fiducia rispetto al problema che il paziente ci porta, in quanto si può prevedere attraverso i transiti futuri quale direzionalità potrebbe avere il suo comportamento. 

Del resto, «fare il terapeuta è più simile a un’attività creativa e artistica che non a una precisa “tecnica” scientifica, ... è una ricerca personale di conoscenza» come sottolinea ancora la Bruch. Nella mia esperienza personale, in campo psicoterapeutico utilizzo poco il tema natale e non ne parlo mai troppo a lungo col soggetto; ma quando vengo trascinato su questo terreno - “il terapeuta non deve essere ambiguo ma chiaro ….per far capire di essere aperto onesto e sinceramente interessato all’altro” come dice ancora la Bruch - cerco di dare solo un’idea del paradigma che esso racchiude nel tempo e di sottolineare le caratteristiche “celesti”, in base al percorso che i pianeti hanno fatto dalla nascita a quel momento. Parlo di progetto e non di destino poiché quest’ultimo si associa ad una cieca necessità dell’accadere, mentre il tema natale rivela un piano abbastanza fluido mai completamente predeterminato né del tutto indeterminato. 

Servirsi del tema natale vuol dire prima di tutto lavorare con i simboli e come sottolinea la Jacobi riportando Bachofen «il simbolo spinge le sue radici fin nelle più segrete profondità dell’anima … esso riesce a combinare gli elementi più diversi in una espressione unitaria»: aggiungo io, di grande efficacia sul piano della comunicazione. Ciò però che mi preme chiarire è come il simbolo e la sua traduzione in linguaggio funga da mediatore tra l’atteggiamento cosciente del paziente e la sua intenzione inconscia, il cui conflitto esistente genera la nevrosi, cosi come la intende comunemente Jung. Il tema natale parla nella contrapposizione dei segni, di bipolarità, esiste una dialettica interna ad ogni segno che trova il suo opposto come complementare. Per tornare al nostro esempio: l’irruenza dell’Ariete, segno di fuoco, trova l’equilibrio nel suo opposto Bilancia segno d’aria; su questo asse esiste un dinamismo. Ed ancora le case astrologiche ci forniscono ulteriori significati. L’Ariete si associa all’Io prima casa e la Bilancia agli Altri casa settima, basterebbe già questo dato per comprendere come già in una prima decifrazione il soggetto si mette in questione, ponendosi degli interrogativi, e si mette in relazione col mondo circostante. 

Naturalmente tutti questi suggerimenti, come ho già detto, non debbono essere comunicati totalmente in un’unica volta ma costituiscono una prima base per tracciare la personalità nelle sue strutture primarie, così come vengono rivelate proprio dal tema natale che si compone dei pianeti, a loro volta collocati nei segni e nelle case con determinate distanze angolari. Ma fin qui sarebbe molto e al tempo stesso poca cosa se non avessimo i transiti: i pianeti fissati al momento della nascita si mettono in relazione con se stessi e con gli altri attraverso il perenne cammino del tempo. Abbiamo così dei veri e propri cicli che permettono l’emergere di situazioni appena accennate e portano delle reali modifiche al nostro atteggiamento nei confronti della vita.

Un transito di Saturno nel proprio segno, per esemplificare, ci costringe a puntare sull’essenzialità della nostra vita, toglie il superfluo, ci scopriamo più seri, meno interessati all’esterno per una sorta di ripiegamento interiore costruttivo. Se quindi viene da me un signore del Cancro in questo momento in cui Saturno sta transitando nel suo segno, non mi meraviglierei di trovarlo depresso in una fase involutiva della sua esistenza. Conoscendo questo, sarò in grado di inserire la sua configurazione psichica in una ulteriore prospettiva , pur non sottovalutando il dato oggettivo: la depressione, potrò parlare con lui del momento che sta vivendo e non a caso potrebbe accadermi di notare come, per uno strano sincronismo, nei sogni del soggetto si farà strada la figura di un vecchio ; oppure, nella vita di tutti i giorni si paleseranno dei problemi con suo padre, con una persona anziana ecc… Insomma, sarà presente Saturno nelle sue valenze simboliche 

Fin qui credo che sia apparso chiaro come la conoscenza di questo strumento produca nel terapeuta un atteggiamento comunicativo molto efficace; per riprendere sempre la Bruch: «se la scoperta del materiale inconscio o la comprensione di situazioni esistenziali complesse devono avere un’efficacia terapeutica, il modo e la strada per cui ci si arriva sono della massima importanza...»; ed ancora: «se la comprensione di se stesso è un presupposto per ogni mutamento terapeutico, il raggiungimento di essa dipende in larga misura dalla capacità del terapeuta di stabilire un processo di comunicazione con il paziente.”

Da un articolo di Massimo Fornicoli astrologo e psicoterapeuta.